Universo

SETI: 65 anni di ascolto del cosmo alla ricerca di segnali alieni

Dal 1960, ogni giorno, radiotelescopi in tutto il mondo ascoltano le stelle. 65 anni, milioni di frequenze analizzate, miliardi investiti. Il risultato: un solo segnale anomalo (Wow! 1977) mai ripetuto. Il silenzio del cosmo continua.

RE Redazione Astrolabio 3 Luglio 2026 5 min di lettura
SETI: 65 anni di ascolto del cosmo alla ricerca di segnali alieni
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Dal 1960, ogni giorno, antenne radiotelescopi di tutto il mondo puntano verso le stelle in ascolto di qualcosa che non dovrebbe essere lì: un segnale artificiale, un ritmo regolare, un codice matematico proveniente da un'altra civiltà. Il programma si chiama SETI — Search for Extraterrestrial Intelligence. Dopo 65 anni: silenzio. Ma il silenzio, in astronomia, è sempre provvisorio.

Come funziona la ricerca di segnali extraterrestri

Un segnale radio artificiale si distingue da quelli naturali per alcune caratteristiche: frequenza molto stretta (le sorgenti naturali emettono su bande larghe), intensità anomala, struttura regolare o codificata, origine che non corrisponde a nessuna sorgente astronomica nota. I radiotelescopi di SETI analizzano milioni di frequenze in tempo reale cercando questi pattern anomali.

La frequenza più cercata all'inizio era quella dell'idrogeno a 1.420 MHz — il segnale più comune nell'universo, prodotto dall'idrogeno interstellare. Qualsiasi civiltà avanzata che conosce la fisica dovrebbe conoscerla. Altre frequenze privilegiate: i multipli del numero pi greco, le frequenze delle molecole d'acqua, le bande "silenziose" dove il rumore di fondo cosmico è minimo.

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Breakthrough Listen: 100 milioni di dollari per trovare gli alieni
Nel 2015, il miliardario russo Yuri Milner ha finanziato Breakthrough Listen con 100 milioni di dollari — il più grande investimento privato nella ricerca SETI della storia. Il programma usa i più grandi radiotelescopi del mondo (Green Bank in Virginia, Parkes in Australia) per monitorare 1 milione di stelle vicine, le 100 galassie più vicine e il piano galattico. Sta anche cercando segnali laser. Finora: nessuna conferma.

La storia: da Ozma al segnale "Wow!"

Il primo tentativo sistematico fu il Progetto Ozma (1960) di Frank Drake: per 200 ore, il radiotelescopio di Green Bank puntò le stelle Tau Ceti ed Epsilon Eridani cercando segnali a 1.420 MHz. Niente. Ma Drake aveva anche formulato la sua famosa equazione per stimare il numero di civiltà comunicanti nella Via Lattea.

Il 15 agosto 1977, il radiotelescopio Big Ear dell'Ohio State University captò un segnale forte e stretto durato 72 secondi, proveniente dalla direzione del Sagittario. Il ricercatore Jerry Ehman annotò "Wow!" sul tabulato. Il segnale corrispondeva a molte caratteristiche attese da un segnale extraterrestre. Non è mai stato rilevato di nuovo. L'ipotesi più probabile oggi è una cometa che amplificava un segnale di idrogeno — ma il caso rimane tecnicamente aperto.

📡 Cosa cerchiamo

  • Segnali radio a frequenze strette
  • Segnali laser (optical SETI)
  • Megastrutture attorno alle stelle
  • Inquinamento chimico nelle atmosfere
  • Sonde artificiali nel sistema solare

🔇 Cosa non abbiamo trovato

  • Nessun segnale radio confermato
  • Nessun segnale laser confermato
  • Nessuna megastruttura identificata
  • Nessun biosegnale artificiale certo
  • Nessuna sonda aliena identificata

Oltre le onde radio: SETI nel XXI secolo

Il SETI tradizionale cercava onde radio, ma una civiltà avanzata potrebbe usare tecnologie diverse. L'optical SETI cerca lampi laser intensissimi — comunicazioni a luce visibile o infrarossa, molto più efficaci su distanze stellari. L'analisi delle atmosfere esopianeti con telescopi come James Webb potrebbe rivelare biosignature (ossigeno + metano insieme, impossibili in natura senza vita) o technosignature (inquinanti industriali, clorofluorocarburi).

Un approccio completamente diverso è la ricerca di megastrutture Dyson: se una civiltà abbastanza avanzata avvolgesse la sua stella con strutture per raccogliere energia, la stella sembrerebbe stranamente opaca o variabile nell'infrarosso. La stella KIC 8462852 (Tabby's Star) mostrò variazioni di luminosità anomale nel 2015 che scatenarono speculazioni — poi attribuite a nuvole di polvere.

ProgrammaAnniFocusRisultati
Progetto Ozma19602 stelle vicine, radioNessuna rilevazione
SETI@home1999–2020Analisi distribuita dati AreciboNessuna conferma — chiuso
Allen Telescope Array2007–oggiArray 42 antenne, radioAnalisi in corso
Breakthrough Listen2015–oggi1M stelle + 100 galassie, radio+otticoNessuna conferma

📖 Glossario

SETISearch for Extraterrestrial Intelligence — insieme di programmi scientifici che cercano segnali artificiali prodotti da civiltà extraterrestri, principalmente onde radio e segnali laser. TechnosignatureQualsiasi traccia di tecnologia avanzata rilevabile a distanza astronomica: segnali radio, inquinamento chimico, megastrutture, variazioni anomale di luminosità stellare. Sfera di DysonIpotetica megastruttura con cui una civiltà avanzata potrebbe avvolgere la sua stella per raccogliere tutta l'energia irradiata. Proposta dal fisico Freeman Dyson nel 1960. Frequenza dell'idrogeno (1.420 MHz)La frequenza radio emessa dall'idrogeno atomico interstellare — la più comune nell'universo. Considerata la frequenza "cosmica" più probabile per le comunicazioni interstellari.

🧠 Sei un cacciatore di segnali alieni?

Perché la frequenza di 1.420 MHz è considerata speciale per la ricerca SETI?

A) Perché è la frequenza delle ricetrasmittenti terrestri
B) Perché è la frequenza dell'idrogeno, la più comune nell'universo — qualsiasi civiltà la conosce
C) Perché è la frequenza a cui il rumore cosmico è massimo
D) Perché è la frequenza usata dalla sonda Voyager

Il segnale "Wow!" del 1977 è stato successivamente rilevato di nuovo?

A) Sì, ogni anno nella stessa data
B) Sì, nel 2015 da Breakthrough Listen
C) No, non è mai stato rilevato di nuovo
D) Sì, dal telescopio di Arecibo negli anni '80

Domande frequenti

SETI@home è ancora attivo?

No. SETI@home, il programma che distribuiva dati ai computer di milioni di volontari nel mondo per analizzarli, è stato sospeso nel marzo 2020 non per mancanza di interesse ma perché il team aveva più dati di quanti ne potesse analizzare e doveva concentrarsi sull'analisi di quelli esistenti. Il protocollo BOINC che usava è ancora attivo per altri progetti di calcolo distribuito.

Dovremmo rispondere se trovassimo un segnale?

Non c'è consenso. Alcuni scienziati (tra cui Stephen Hawking) consigliavano cautela: non sappiamo le intenzioni di una civiltà che ha la capacità di comunicare a distanze stellari. Altri ritengono che la nostra presenza sia già nota grazie alle trasmissioni radio del XX secolo che si stanno espandendo nello spazio. Qualsiasi risposta richiederebbe decenni o secoli per raggiungere la destinazione — il dibattito è più filosofico che pratico.

Il James Webb può aiutare la ricerca SETI?

Indirettamente sì. Webb può analizzare le atmosfere degli esopianeti nelle zone abitabili e cercare biosignature (ossigeno + metano) o technosignature (molecole industriali). Non è uno strumento radio, quindi non può captare segnali artificiali, ma può restringere enormemente il numero di candidati planeti su cui concentrare la ricerca SETI.

Sintesi finale

65 anni di ascolto e silenzio. Ma il silenzio non è una risposta definitiva — è un dato. Abbiamo esplorato una frazione infinitesimale del cielo radio, una manciata di frequenze su un'asta infinita, un momento su miliardi di anni. Il SETI è una delle imprese scientifiche più umane che esistano: la ricerca di qualcuno che stia cercando anche lui. Che lo trovassimo o che non lo trovassimo mai, la ricerca stessa ci dice qualcosa di fondamentale su chi siamo e su dove vogliamo andare.

Fonti

Drake, F., Project Ozma, Physics Today, 1961; Ehman, J., The Wow! Signal, Ohio State University Radio Observatory, 1977; Werthimer et al., SETI@home, SERENDIP, and SETI Observations at Berkeley, SPIE, 2020; Breakthrough Listen (breakthroughinitiatives.org); SETI Institute (seti.org); Harp et al., SETI Observations of Exoplanets with the Allen Telescope Array, AJ, 2016.

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Redazione Astrolabio

La redazione di Astrolabio è composta da astronomi, educatori e appassionati di spazio che verificano ogni fatto con fonti scientifiche affidabili.

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